così improbabile che persino io avevo dubitato dei miei stessi occhi.
Ricordo quella notte con una chiarezza quasi crudele.
Uscii dal turno completamente fradicio, con la schiena dolorante e l’odore del detergente industriale addosso.
Comprai il biglietto per abitudine, come chi compra una fantasia usa e getta per riuscire a sopravvivere un’altra settimana.
Lo controllai ore dopo, seduto sul letto pieghevole della mia stanza in affitto, con il vecchio portatile appoggiato sulle ginocchia.
Quando comparvero i numeri e capii la cifra, il mondo non esplose.
Non ci fu musica.
Non